Il Traforo del Gran Sasso

Buone notizie… Il Traforo del Gran Sasso non chiude!

Il traforo del Gran Sasso, tunnel stradale lungo 10 km che attraversa gli Appennini, rappresenta la terza galleria stradale per lunghezza in Italia dopo il traforo del Frejus e il tunnel del Monte Bianco, ed è il più lungo costruito interamente su territorio italiano.

La galleria, situata sull’autostrada A24 che collega Roma al mare Adriatico passando per L’Aquila e Teramo, costituisce uno snodo di traffico fondamentale per l’Italia centrale ed è anche la via di accesso ai laboratori sotterranei di ricerca dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, dedicati allo studio della fisica delle particelle.

A seguito di uno sversamento di materiali tossici, avvenuto nel 2002, fuoriusciti dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare venne aperta una inchiesta della procura di Teramo sul rischio di inquinamento delle falde acquifere del Gran Sasso.

Fra il 2016 e il 2017, invece, è stata imposta la chiusura dei rubinetti nella regione abruzzese proprio a causa di una rilevata presenza di toluene nelle acque. L’inchiesta aveva portato al rinvio a giudizio di 10 dirigenti tra i vertici di Strada Parchi Spa, azienda italiana che opera nel settore della gestione in concessione delle autostrade A24 e A25, della Ruzzo reti Spa, società pubblica del ciclo idrico integrato del Teramano, e dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare del Gran Sasso. L’inchiesta giudiziaria si lega alla decisione di chiudere il Traforo, presa dall’ente Strade dei Parchi di fronte all’accusa di non aver effettuato gli interventi necessari per la messa in sicurezza del tunnel, dal 19 maggio 2019 per un tempo indeterminato.

In questo contesto il 13 settembre prossimo inizierà un processo che vede imputati i vertici della Strada dei Parchi Spa, dell’Infn e della Ruzzo Reti.

Negli ultimi giorni, grazie alla mobilitazione di istituzioni, imprese locali e cittadini sono state accelerate le trattative tra il Ministero dei Trasporti e l’ente gestore che hanno evitato una chiusura totale della circolazione che avrebbe provocato gravi ripercussioni sulla mobilità, sul turismo e sull’economia della regione abruzzese.

Le nuove disposizioni sulla circolazione dei veicoli all’interno del Traforo del Gran Sasso prevedono limitazioni del traffico e orari, tra cui l’obbligo di percorrenza a 60 chilometri orari e in una sola corsia. Quest’ultime limitazioni hanno l’obiettivo di ridurre al minimo gli eventuali rischi di incidenti con conseguenti sversamenti liquidi, che potrebbero provocare ulteriori danni da inquinamento alle falde acquifere del Gran Sasso. Inevitabile è un aumento dei tempi di percorrenza rispetto alle tempistiche precedenti.

Inoltre risulta particolarmente coinvolta la Strada Statale 80 del Gran Sasso che attraversa i comuni del comprensorio dei monti della Laga nelle province di L’Aquila e Teramo.

Notevoli anche le possibili ripercussioni, in vista della stagione estiva, per le località turistiche in Abruzzo, terra dei parchi, chiamata anche Regione Verde d’Europa, in cui troviamo tre Parchi Nazionali: Parco Nazionale d’Abruzzo, Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga e il Parco Nazionale della Majella; il Parco Regionale del Sirente-Velino e 38 tra oasi e riserve regionali e statali. Per raggiungere quest’ultime sarebbe necessario ripiegare, oltreché sulla viabilità ordinaria, anche sulle Autostrade A14 e A25 con una notevole aggiunta di chilometri da percorrere.